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A.C.Milan


LA STORIA DELL'AC MILAN

Una storia fantastica, ricca di scudetti, coppe, successi a ripetizione. Il Milan, dalla sua nascita a oggi, si é imposto come una delle più gloriose società italiane e del mondo, regalando una gioia dietro l'altra ai suoi fedelissimi tifosi, che non hanno mai smesso di seguirlo, neanche nei momenti di difficoltà.

Milan è la denominazione della città di Milano in lingua inglese. E' infatti un gruppo di sudditi di Sua Maestà britannica a dar via, alla vigilia di Natale del 1899, al "Milan Cricket and Football Club", introducendo nel capoluogo lombardo il nuovo sport che furoreggiava in patria e che qualche anno prima alcuni connazionali avevano importato a Genoa. Ai sei distinti signori inglesi del gruppo originario (Edwards, Allison, Barnett, Kilpin, Nathan e Davies) si aggiungono alcuni componenti della Milano-bene (Pirelli, Camperio, Angeloni, Dubini, Valerio). Mister Alfred Edwards viene nominato presidente, Herbert Kilpin capitano e quest'ultimo sceglie la maglia a strisce rosse e nere con la relativa simbologia dei "diavoli".

Poco più di un anno dopo la sua fondazione, il Milan riesce già a spezzare l'egemonia del Genoa, vincendo il primo scudetto, nel 1901, costituito da tre soli incontri eliminatori. Altri due scudetti giungono nel 1906 e nel 1907: nel frattempo é cambiata anche la denominazione sociale del sodalizio, con la scomparsa dell'accento al cricket.

A causa di dissensi interni, nel marzo del 1908 un gruppo di dissidenti lascia il Milan e fonda il "Football Club Internazione Milano": nasce così la rivalità cittadina che giungerà fino ai nostri giorni.

Nei decenni successivi il Milan non brilla in modo particolare, anche se nelle sue file militano campioni come Renzo De Vecchi, Cevenini I e il belga Can Hage, o negli anni Venti, l'Ungherese Bananas, l'istriano Ostramann e l'attaccante Pastore.

Gli anni Trenta sono leggermente migliori in quanto risultati, anche se la scena calcistica italiana è dominata prima della Juventus, poi dal Bologna e dell'Ambrosiana Inter. In quel periodo vestono la maglia rossonera grandi uomini come il terzino di ferro Bonizzoni, il portiere Zorzan, il "bombardiere di  Seregno" (111 gol in 162 gare).

"Nella stagione 1938-39 il Milan si trasforma in "Associazione Calcio Milano", mentre assume l'attuale denominazione al termine della seconda guerra mondiale. Sul finire dei anni Quaranta si segnarono i primi sintomi di una vera impresa, sotto la residenza di Umberto Trabattoni e con un fuoriclasse come l'italo-uruguaiano Puricelli e Carapellese.

Ma la vera svolta avviene con l'ingaggio del mitico trio svedese Gren-Nordahl-Liedholm, il famoso "Gre-No-Li" che fece impazzire i tifosi rossoneri.

Gunnar Nordahl arrivò nel 1948 e vi rimarrà fino al 1956, totalizzando ben 257 partite e addirittura 210 reti. Era un formidabile centravanti di sfondamento, una potenza, una forza della natura.

Gunnar Gren, detto "il professore", fu invece un poeta del calcio, fantasioso creatore di gioco, perfetto nel tocco e nei passaggi. Nils Liedholm si rivelò un grande centrocampista con un ineguagliabile senso tattico.

 

Juan Alberto Schiaffino

José Altafini

 

Ecco così che dopo 44 anni di astinenza, nel 1951 il Milan conquista il quarto scudetto della sua storia, precedendo di un punto l'Inter. Da registrare anche alcuni mutamenti societari: Umberto Trabattoni nel '54 lascia la presidenza ad Andrea Rizzoli, che acquista il fuoriclasse uruguaiano Juan Alberto Schiaffino, detto "Pepe". Con un tale campione lo scudetto é a portata di mano ed é infatti datato 1955. Seguono altri tricolori:1957 e 1959, sotto la guida tecnica di Gipo Viani e con in squadra campioni come Altafini e Grillo.

Nereo Rocco il "Paron"

L'ottavo scudetto, vinto nel 1962, vede sulla panchina rossonera una grande figura, il compianto "paron" Nereo Rocco, scomparso nel '79. Triestino sanguigno, lavorerà  al Milan per tredici stagioni, intervallate da qualche annata trascorsa altrove, suo carismatico.

Rivera e Trapattoni

Gli anni Sessanta sono caratterizzati dalle gesta di formidabili giocatori, che faranno conquistare alla società il mondo: Giovanni Trapattoni, Cesare Maldini, Giorgio Ghezzi, Dino Sani, per citare solo alcuni dei protagonisti.

Ma c'è sopratutto Rivera: approda dal Milan nel '60, esordisce in A sedicenne, diventa la bandiera rossonera per vent'anni e vince anche il Pallone d'Oro, oltre a collezionare 60 presenze in nazionale. Con lui in campo il Diavolo vince tre scudetti ('62, '68 e '79) e sopratutto sale in cima al mondo: si inizia con la coppa Campioni vinta nel 1963 a Wembley contro il Benfica di Eusebio. La lista dei successi si allunga: un'altra Coppa Campioni (1969, 4-1 all'Ajax); una Coppa Intercontinentale (1969; 3-0 e 1-2 all'Estudiantes); due Coppe delle Coppe (1968, 2-0 all'Amburgo; 1973, 1-0 al Leeds).

Cesare Maldini

Per il Milan gli anni settanta sono però anche un periodo di forti tensioni, protagonista sempre l' "abatino" Gianni Rivera, che ingaggia un braccio di ferro con la dirigenza. Il tutto accade nel'75 in seguito ad alcune affermazioni, che prospettato la cessione del giocatore, fatte de Albino Buticchi, il presidente succeduto a Franco Carraro (1967-71) e Federico Sordillo (1971-77). Rivera non ci sta, induce Buticchi a mollare la presidenza e inizia la sua carriera dirigenziale nella società, al cui vertice si insediano primo Bruno Pradi, poi Vittorio Duina e Felice Colombo. In mezzo a tante difficoltà e colpi di scena, giunge nel '79 il tanto sospirato scudetto della Stella, vinto a Perugia e Juventus.

Gianni Rivera il "Golden Boy"

Gli anni ottanta si aprono nel modo più triste. Lo scandalo delle scommesse clandestine fa precipitare il Milan in serie B al termine della stagione "79-80", da qui il Diavolo riesce a riscattarsi per ripiombarvi nuovamente, stavolta per demeriti sportivi; nel campionato '83-84 il Milan è di nuovo in Serie B,

Intanto, presidente rossonero diventa, nel gennaio dell'82, Giussy Farina, tempra contadina e tenace, che cerca di riportare in alto il Diavolo e che nell'84 ingaggia come allenatore Nils Liedholm. Giungono a Milano ottimi giocatori, come gli inglesi Hateley e Wilkins, come Paolo Rossi, ma la musica non cambia e i tifosi indicano come responsabile unico Giussy Farina.

Nel dicembre dell'85, ecco la svolta nella storia del Milan. Silvio Berlusconi, imprenditore di successo, decide di rilevare la società di via Turati e da il via a una totale ristrutturazione del club e della squadra. I frutti non tardano ad arrivare. 

Franco Baresi "Il Capitano"

Il presidente centra il successo: affida la squadra a un tecnico allora di secondo piano come Arrigo Sacchi, che la condurrà alla conquista di uno strepitoso scudetto ('87-88), l'undicesimo della storia rossonera . Fanno parte di quella splendida squadra campioni come Baresi, Maldini, Van Basten, Virdis, Gullit e cosiddetti "gregari" come Colombo ed Evani. Il Milan di Sacchi é tutta un susseguirsi di trionfi, sia in Italia che nel Mondo.

Gullit, Van Basten e Rijkaard

Nel maggio del '89 il Diavolo conquista la terza Coppa dei Campioni della sua storia, travolgendo lo Steaua Bucarest per 4-0. Un trionfo fantastico, caratterizzato dalle doppiette di Van Basten e Gullit davanti a 80.000 tifosi rossoneri accorsi al "Nou Camp" di Barcellona. Il Milan è padrone d'Europa! Lo diventa anche del mondo a dicembre, quando conquista la Coppa Intercontinentale con un gol di Evani contro il Nacional Medellin. Nella stagione '89-90 c'é il bis: ennesima Coppa Campioni (a Vienna contro il Benfica) e terza Coppa Intercontinentale (avversario l'Olimpia Asuncion).

Formazione Coppa Campioni 1989/90 

Se a tutto ció aggiungiamo anche due Supercoppe Europee e una Supercoppa Italiana, si deve concludere che il quadriennio di Arrigo Sacchi é stato davvero eccezionale in fatto di vittoria e, sopratutto, impreziosito dall'altissima qualità del gioco espresso.

Ma come tutte le cose belle, anche il ciclo del tecnico di Fusignano termina. Tentato dalla possibile nuova esperienza come cittí della nazionale.

Sacchi lascia il Milan al termine della stagione '90-91, quella della triste "notte di Marsiglia" tanto per intenderci, quando il Diavolo rossonero viene eliminato dalla Coppa Campioni e poi anche squalificato per un anno dalle competizioni europee.

Silvio Berlusconi non si perde d'animo, sceglie come nuovo allenatore Fabio Capello, grande ex giocatore rossonero nonché stimato manager dell'entourage del presidente. Anche questa, come quella di Sacchi sembra una scomessa azzardata, ma l'epilogo é identico, per la gioia del popolo milanista. Capello riesce a tirare in campo una squadra piú accorta, meno "schiava" del fuorigioco e del pressing, ma che non rinuncia affatto allo spettacolo.

Milan dominatore del campionato 1991/92

Così come Sacchi, anche Capello fa centro al primo colpo: stagione '91-92, scudetto e poi Supercoppa Italiana. Ma non é finita: giungeranno altri due tricolri consecutivi, un ennesimo scudetto nel '96, due Supercoppe Italiane, una Supercoppa Europea e, ciliegina sulla torta, la quinta coppa Coppa dei Campioni. Il 18 maggio nel '94 il Milan fa un solo boccone del Barcellona di Cruijff: 4-0 e trionfo. Insomma, un quinquennio, dal '91 al '96, caratterizzato dalla grande sagacia tattica del tecnico e dalle imprese di campionissimi come Savicevic, Desailly, Weah, Baggio, Simone, Costacurta, Maldini, Baresi, Albertini. Fuoriclasse acquistati dal presidente accanto a campioni cresciuti nello splendido vivaio rossonero. Una miscela di classe, grinta, voglia di vittoria che ha reso il Milan unico e inimitabile, capace di vincere ben quattro scudetti in cinque anni. 

Atene 1994 Massaro con la Coppa Campioni

La stagione '95-96, quella del undicesimo scudetto, è anche l'ultima di Capello che lascia Milano per trasferirsi a Madrid. Al suo posto arriva l'uruguayano Tabarez, allenatore inadatto a gestire una squadra come il Milan. Il divorzio é inevitabile e a metà stagione sulla panchina rossonera torna Arrigo Sacchi. La situazione non migliora, i risultati sono negativi. È la fine di un ciclo. L a testimonia l'addio al calcio di Franco Baresi. Il presidente Berlusconi, però rilancia. Arrivano nuovi campioni come Kluivert, Ziege, Cruz , Ba. Torna da trionfatore mister Capello fresco vincitore della Liga. Però la fase negativa del Milan dura ancora un anno. Neanche Capello riesce a dare lo giusto spirito a una squadra senza voglia, ricca di successi del passato. Dopo la stagione fallimentare il presidente rossonero decide di cambiare ancora.

Capello decide di allontanarsi dal calcio per un anno. Così viene ingaggiato il promettente tecnico friulano Alberto Zaccheroni che tanto bene aveva fatto con la sua Udinese. Il tecnico porta con sé i due giocatori simbolo della sua ex-squadra: la torre tedesca neo capo cannoniere del campionato italiano Oliver Bierhoff e il laterale destro Thomas Helveg.

16° Scudetto: la gioia di Zaccheroni, Weah e Maldini.

Il trio friulano guida il Milan alla conquista del suo 16° scudetto. É festa e il popolo rossonero è in delirio per il tricolore forse meno aspettato della sua storia. Convincono anche i nuovi giovanissimi talenti: il centrocampista Massimo Ambrosini, il difensore Luigi Sala e il portiere rivelazione della massima divisione Christian Abbiati.

Andriy Shevchenko

Ma il Diavolo rossonero non si accontenta: La società acquista il promettente capocannoniere della Champions League, il giovane attaccante ucraino Andriy Shevchenko. Diventerà il giocatore più pagato del Milan di tutti i tempi. Oltretutto la rosa venne rinforzata con il laterale sinistro della Selecao Serginho e promettenti giovani italiani come Gennaro Gattuso. Il Milan , trascinato da Shevchenko , capocannoniere al suo esordio in serie A con 24 gol , arriverà terzo in campionato.Mentre nel 2002 il Milan acquisa Dalla Bona e Rivaldo.

La leggenda rossonera continua...






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