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GIOCHI
Harry Potter e la camera dei segreti
28.1.2003
Oggi, in un ambito quasi totalmente condizionato dalle leggi di mercato come è l'industria dei videogiochi, questi profetici versi rivelano tutto il loro significato. Non arriva mai l'ultima volta per un FIFA Soccer. Per un James Bond. Per un Harry Potter. Non a caso, tutti titoli Electronic Arts, forse la più perfetta e oliata macchina da soldi del suddetto settore. Licenze ufficiali non solo sui giochi sportivi, ma anche e soprattutto sulle progressive ondate di fenomeni multimediali che occasionalmente prendono possesso delle menti di milioni di bambini, giovani e adulti, e dei loro portafogli; la EA, fattesi sfuggire per ovvie ragioni di copyright le occasioni di DragonBall o, prima ancora, dei Pokémon o dei Power Rangers o di mille altre fregnacce, ha pescato il jolly, grazie all'accordo con un altro colosso come la Warner, del nostro caro nano occhialuto, qui alla seconda apparizione videoludica (e cinematografica) dopo Harry Potter e la Pietra Filosofale dell'anno scorso.
TRE, NUMERO PERFETTO
Chris Columbus, già autore di indimenticate vaccate per famiglie come i due Mamma ho perso l'aereo e Mrs. Doubtfire, firma infatti con Harry Potter e la Camera dei Segreti la regia del secondo episodio della prevista trilogia del maghetto creato dalla penna della scrittrice J.K. Rowling, il cui terzo e (si spera) ultimo capitolo sarà pronto per il 2004. E puntualmente, in ‘combo’ con il film (in Italia dal 6 dicembre), eccone la trasposizione in gioco, in questo caso in versione PS2. A chi già conosca il prequel basterà sapere che il gioco è lo stesso, solo che con una nuova storia (oddio, nuova: si tratta del travagliato secondo anno di ‘scuola’ per Harry a Hogwarts). Per gli altri è necessario spendere qualche parola in più.
HARRY POTTER FA BENE ALLA PELLE
Si tratta di un'avventura arcade in tre dimensioni, un po' meno movimentata di un platform e, tanto per fare un paragone, piuttosto vicina al canone dei giochi Disney (l'ultimo dei quali è il tie-in del film natalizio Treasure Planet). Si esplorano cioè fantasiose ambientazioni controllando il nostro alter ego in terza persona, combattendo contro (pochi) mostri, risolvendo (facili) puzzle e affrontando un buon numero di diversivi al gameplay come sottogiochi, prove bonus e robine simpatiche di questo tipo. Come ci dicono psicologi e sociologi di mezzo mondo, Harry Potter fa tanto bene ai nostri bambini perché (boh!) lancia incantesimi spettacolari all'altezza di un personaggio di Final Fantasy senza fare troppo male a nessuno e pur avendo una buffa montatura degli occhiali, o almeno questo è quanto ho capito io. Il fatto è che la sensazione che si prova giocando con questo titolo (e praticamente con tutti i ‘giochi per l'infanzia’) è quella di una desolante mancanza di senso della sfida. Immagino, tanto per fare un esempio, che per un bambino possa essere frustrante provare e riprovare a saltare da una piattaforma a un'altra senza riuscirci. Ma che senso ha far saltare automaticamente il nostro omino? Tanto più che ho sempre pensato che gli under 14 siano tra i migliori giocatori, anche di roba come Resident Evil o Metal Gear.
XENOGLOSSIA
Piacerà invece anche ai piccoli giocatori più smaliziati, a patto di esserne fan, la perfetta riproduzione dell'universo di Potter. Tutto, dalle magie che via via apprenderemo (con velati riferimenti al mondo dei RPG, dati dal Libro Incantesimi e dal loro crescente livello), riconfigurando di conseguenza la mappatura dei tasti e prendendo confidenza con le arzigogolate terminologie in uso (il menu di pausa, contenente mappe, inventario e riepilogo degli obiettivi, si chiama Ricordella, i bonus items da raccogliere sono le Gelatine Tuttigusti +1, quelli per recuperare energia i Calderotti…), è scrupolosamente tratto, per la gioia degli appassionati, dai libri e dai film della saga, ottimamente tradotto, per giunta, anche in italiano (doppiaggio compreso). Sempre in fatto di strizzatine d'occhio al genere dei RPG, pensiamo alle giornate che si concludono con la nostra scelta di andare a nanna per passare a un altro livello piuttosto che proseguire con quello in corso, e alle continue interazioni con i tanti personaggi non giocanti, i vari Fred e George, Ron e Ginny, il gufo Edvige e compagnia bella che rendono l'avventura, comunque la si pensi, lineare e compatta, senza tempi morti.
SCAMBI MAGO MERLINO CON ALISTER CROWLEY?
L'appassionato è inoltre stuzzicato e incentivato nel proseguimento dell'avventura da una serie di chicche come la collezione delle Figurine Streghe e Maghi Famosi, 101 schede informative illustrate su altrettante/i maestre/i della magia, raccolte dal nostro preadolescente in un apposito scomparto dell'inventario in occasione del superamento dei vari sotto-obiettivi che costellano le missioni di gioco. Tanto per fare un esempio di queste mini-prove, oltre a quelle più classiche in cui affrontiamo a colpi di Flipendo qualche mostriciattolo, si può citare una simpatica sfida contro dei fetidi gnometti che, dopo aver stordito, occorrerà scagliare, in perfetto stile rotatorio da lancio del martello, al di là di una staccionata per stabilire il record ed eventualmente colpire dei fruttuosi bersagli. L'ipotetica ricchezza del gameplay di questo Harry Potter è evidente anche in altri passaggi in cui a essere ‘citato’ è un tipo di azione stealth, il non farsi sgamare, cioè, mentre con lo stick analogico inclinato in avanti al minimo sgattaioliamo in punta di piedi nel tentativo di rubare un libro.
By: Marino Poropat e Stefan Petroviæ
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